E’ luogo comune che va sfatato quello secondo cui non sarebbe sufficiente la “parola” della sola vittima del reato affinché l’accusato venga condannato. Invero la Cassazione ha sempre espresso un giudizio esattamente contrario ritenendo sufficiente la testimonianza anche della sola persona offesa per fondare un giudizio di responsabilità dell’imputato. Del resto, diversamente risulterebbero impuniti tutti quei reati che si consumano in presenza di due sole persone (la vittima e l’accusato), si pensi in primo luogo alla violenza sessuale, alla concussione, ma anche al furto, rapina, lesioni ecc.
Tuttavia, anche per evitare abusi al contrario, e cioè che si venga giudicati responsabili troppo facilmente, la Cassazione ha chiarito che nel caso in cui il Giudice ritenga di dover utilizzare, ai fini della condanna, le sole dichiarazioni testimoniali della vittima, tali dichiarazioni dovranno essere rigorosamente valutate in termini di credibilità del testimone (così ad esempio potranno essere utili a screditare il teste eventuali ragioni di astio ovvero la contraddittorietà, l’incoerenza, la illogicità delle dichiarazioni, ecc.).
Ancor più rigorosa dovrà essere la valutazione della credibilità della testimonianza qualora la vittima si sia costituita parte civile nel processo e quindi aspiri ad un risarcimento economico.
Avv. Luciano Riccardelli
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